Ombre sul mercato della carta da riciclare in Italia. Se ne parla su “Repubblica” in un incontro con Maurizio Marchesini, titolare di due aziende di recupero e smaltimento carta da macero a Zola Predosa e Osteria Grande, nel bolognese.

La Cina non compra più da noi la cellulosa di scarto e le discariche sono poche e troppo care. Così Marchesini fotografa la situazione di un mercato che vede il prezzo della carta usata precipitare in un anno da 100 a 25 euro alla tonnellata, così come quello del cartone da 140 a 65.

Un battito d’ali a settemila km dall’Italia che sta scatenando una crisi che coinvolge aziende e operai del settore della carta da riciclare.

Perché la Cina non compra più carta da riciclo? In parte – si legge su “Repubblica” del 10 settembre 2018 – per ragioni ecologiche: il presidente cinese Xi Jinping lamenta che il materiale non sia abbastanza pulito e inoltre intende sviluppare internamente il mercato del riciclo.

Insomma per il settore non c’è pace: terminata la crisi nel 2017, arriva ora il ‘blocco’ cinese. E non c’è solo la crisi del mercato estero a preoccupare il mercata della carta da riciclo: secondo Maurizio Marchesini le discariche e i termovalorizzatori sono pochi, sempre più cari e intorno ai quali si combattono battaglie politiche ed ambientali. Un cortocircuito che va avanti da mesi e che rischia ora di scoppiare mettendo a rischio l’intero settore degli smaltitori.

Il presidente del consorzio Astra, che raggruppa 33 aziende del comparto emiliano-romagnole, ha chiesto in Regione un incontro urgente per domandare la possibilità di accesso agli impianti finali (discariche e termovalorizzatori) dei rifiuti speciali che residuano dalle operazioni di recupero degli impianti in ambito regionale, nonché l’incentivazaione della filiera del recupero dei materiali inerti, rendendo obbligatorio l’utilizzo nella realizzazione di opere pubbliche di infrastrutturazione dei materiali provenienti dal recupero.

2018-10-01T07:26:27+00:00